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Non intendo con questo mio scritto né offendere né sconsacrare miti e modi di chi, come me (chiamato il culturista), vive questo sport in prima persona. Né voglio proclamarmi professore in cattedra o autorevole penna sul problema.

Ciò che propongo è una riflessione

che scaturirà dal racconto di un Bodybuilder professionista che conosco molto bene e che, per una serie di problematiche, desidera rimanere anonimo.

Pertanto, il Culturista: pensieri, parole, opere e omissioni non è nient’altro che la sua storia scritta in prima persona rispettando quattro punti fondamentali:

Punto 1: L’approccio

L’amico possente mi mostra foto di uomini che credevo esistenti solo nella mitologia e afflitti da mali incurabili che gonfiano a dismisura parti del corpo a me sconosciute fino a quel momento. Vinto il primo stupore, convinto ad una seduta di allenamento bodybuilding, mi introduco in uno scantinato umido dove dei tipaccci sudano e urlano. Mi guardo intorno e mille pensieri affliggono il mio essere: omosessuali, sadomaso, narcisisti convinti, boh!!

Il giorno dopo non riesco ad alzarmi dal letto, il mio corpo si rifiuta 

Dopo i primi approcci così dolenti, comincio a vedere mutamenti strani sia in me che nei tipacci. Sorrisi, batutte, strette di mano e più passa il tempo e più tutto ciò mi appassiona. Gli amici notano i primi “gonfiori” e cominciano ad appiopparti nomignoli. I primi stadi sono superati, comincia la corsa al peso, alla routine frazionata, ai giornali specializzati e alle tabelle dei campioni.

E’ un entusiasmo pieno, accomunato da quello di pochi altri, che diventano gli amici del ferro. 

Siamo ancora in pochi e poco capiti, ma niente ci ferma. Dopo otto, dieci ore di lavoro ci ritroviamo li per due ore, sudiamo, urliamo, ci guardiamo soddisfatti, ma è ancora poco.Parlo di dieci anni fa, era un po’ diverso, non esisteva il fitness come ora. Le prime palestre attrezzate nascevano a poco a poco. Ma ciò che adesso manca, soprattutto ai giovani, è l’entusiasmo di quei tempi: ora vedo gente che fa troppo poco e che vuole tutto e subito.

Punto 2: L’allenamento

In un primo momento l’importante è crescere o alzare? Allora perché alcuni hanno un braccio sviluppatissimo, un petto enorme eppure continuano a caricare su tali gruppi? Forse per la gioia della gente che si fa’ attorno ogni qualvolta si impegnano in tali difficoltà.

Crescere o alzare: anche io mi sono trovato di fronte a questo dilemma e ho perso.

Ho preferito togliere qualche chilo, di fronte alla platea palestricola, pensando di fare qualche rip in più, a dispetto del mio rivale, che ha preferito accontentare i fans. Comunque l’allenamento è, ancora per molti, una costante per migliorare. Una gara, la più bella, quella che quando è vinta da il massimo della soddisfazione, per il culturista intelligente.

Che bello sentirsi gonfi a fine seduta, sentire che il braccio che non cresceva, la gamba che non collaborava, il polpaccetto ti dicono: ok hai vinto, siamo con te! 🙂

 

 

 

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Punto 3: La gara (la preparazione)

Non esistevano prima i preparatori, o per lo meno erano pochi. Tutto quello che si faceva, si faceva per sentito dire.Ricordo, che alla mia prima gara, per sostenere lo sforzo masticai un paio di tavolette di cioccolato, prima del posedown, e non vi dico chi me lo consigliò per non rendermi più ridicolo.

Comunque oggi i tempi sono cambiati 

La massa è più informata, i consigli si sprecano ed i preparatori si trovano facilmente. L’intelligenza del culturista sta qui nel valutare la preparazione, l’avidità e la sportività del maestro. Non voglio processare nessuno, troppi processi, troppe pagine sono state già state scritte. Vorrei solo che certa gente si rendesse conto del potere che ha, che prendesse consapevolezza di ciò che offre e di ciò che toglie.

La Gara (entrino i leoni):

Arrivo al palazzetto, cerco i volti noti, i rivali di categoria. Saluto qualcuno, scambio qualche chiacchiera, ma sono lontano con la testa:

” Che cavolo sta dicendo questo qui?!

Ma chi se ne frega!! Dov’è Piero?

Non c’è forse, ha rinunciato?

Allora il titolo è mio!

E quello chi è?

E’ un massimo? 

No!

Mi dicono che è un mediomassimo.

Ma quanti giubbotti ha?! 

E’ in maglietta? 

Si ma il giubbotto ce l’ha sotto!

E’ finita , quello i batte!!”

E via così, chi più ne ha più ne metta.

Tocca a noi, ci chiamano:

” E i confronti?

Perché non mi chiamano?

Eppure sono meglio di quelli li.

Ah finalmente tocca a me: ora vi faccio vedere io!

Terzo, secondo, primo.

No, non ci credo, e perché no?! 

Tu che ne dici? 

E tu, senti, come mi hai visto?

Meglio lui?

Al diavolo……non capisce un cavolo quello li!!”

Perché tutto questo?

Perché è normale che tutto ciò accada, ma non deve stravolgere. Ecco, sali sul palco, sei al centro dell’attenzione, tutti ti guardano e ti giudicano. Cerchi di dare il meglio di te stesso, sei spontaneo, non plateale, ma nemmeno impacciato. Quello che potevi fare in termini di preparazione l’hai fatto, ora niente ti può nascondere o trasformare.

C’è gente migliore di te, non fai niente:

io sono al meglio per quello che ho potuto, giudicatemi voi. Per il resto quello che ti sta accanto sei tu stesso, anche se diverso. E’ uno come te che cerca un posto al sole, ha sofferto e soffre come te, non odiarlo, ridi con lui anche dopo.

Punto 4: il Verdetto

Un processo, non un giudizio: da 30 a 50 anni di lavoro forzato, la casa bruciata, i tuoi cari che ti abbandonano, questo è quello che rischi. Certo ci sono giudizi che  fanno incavolare anche una mummia come te. Certi imbrogli, certe facili scalate e per di più sbattute in faccia, così, senza scuse.

Ti senti indifeso e umiliato, sono cose che ho provato. 

Ho pianto. Ho pianto di gioia e di dolore, ho fatto piangere la gente che mi segue e mi vuole bene. Non me ne vergogno, probabilmente lo farò ancora. Perché nessun verdetto può cambiare il mio modo di essere e di pensare. E poi in fondo non è bello piangere per così poco. E’ pur sempre un’emozione che ti scalda il cuore.

Punto 5: gli Steroidi

Gli steroidi anabolizzanti? “Io non ne ho mai usati! No, non fanno ingrossare, fanno solo male”. Giusta risposta ad un diciassettenne un po’ magro. Sentite la mia.

Si, so cosa sono, li ho usati solo in vista di una gara; ma sono un arma a doppio taglio. Bisogna controllare le loro controindicazioni. Comunque se volete dei consigli su queste cose, io sono la persona meno adatta.

Se tutti rispondessero così credo che le cose andrebbero meglio

Quanto al loro uso indiscriminato, con l’esperienza e l’intelligenza si impara che non è la quantità la miglior via. L’allenamento, la dieta e il tempo sono le cose migliori per crescere e durare. D’altro canto per essere competitivi in una gara servono – non si può, per ipocrisia, far finta di non conoscere i loro effetti.

Ma, ancora una volta, a chi crede il contrario, a chi cresce in pochi mesi di 10 chili, non si chieda, poi, dove sono finiti quei 10 chili il giorno della gara, non si dia la colpa al preparatore.

La colpa è sempre delle cose facili, delle scorciatoie

“Mamma mia come sei grosso! Ma ti fai i punturoni, eh? Facile!!”

Chi non si è mai sentito fare questa domanda dal solito ciccione complessato o dal secco cadavere? Eppure questa domanda, o battuta che dir si voglia, ci manda in bestia, vorremmo seppellire il tale sotto tutti i quintali che abbiamo sollevato fino ad ora.

Farlo stare a dieta 30 anni per fargli capire qualcosa

Ma, in fondo, la domanda ci è rivolta da un individuo che ci invidia se non addirittura ci odia, da un idiota che si bucherebbe tutta la notte per apparire al mattino come noi. Ma quello che ci fa più imbestialire è il fatto che in fondo ha ragione. Naturalmente ci sforziamo di ragionare che il tutto è sofferto e finalizzato, ma esiste anche questa parte del problema.

Lo steroide fa parte del gioco

C’è a chi pesa doversi infilare un ago nella pelle, di questo sono sicuro, e c’è invece chi non pensa ad latro. E allora non ti incavolare, ma lascia al sarcastico ciccione la tua lista di prodotti ed invitalo a cercare di diventare come te.

Punto 6: la Gente intorno

Siamo esibizionisti, ci piace essere ammirati e additati, non possiamo nasconderlo; tutti, anche i più timidi. Qualsiasi occasione è buona per metterci in mostra. Questo però non deve farci cadere nel ridicolo. Ricordo che in occasione della  Fiera del Fitness a Rimini, mi trovavo in visita agli stands, quando di colpo qualcosa attirò la mia attenzione. Un tale, all’incirca di un metro e ottanta per centodieci chili (acqua e ciccia) sembrava appena uscito da un tremendo incidente stradale: pantaloni in felpa tagliati in malo modo sopra il ginocchio, maglia sempre in felpa, tagliata al giro collo e alle maniche, abbigliamento post-nucleare day after, per intenderci.

Ora, se si fosse trattato di un atleta in gara, a malincuore l’avrei accettato, ma non certo trattandosi di una Fiera dello Sport, dove c’erano non solo gli addetti, ma anche gente al di fuori.

Ma che razza di idea si può fare la gente vedendo certe persone conciate in tale modo? Siamo già molto contestati per ciò che siamo e per ciò che facciamo, e così diamo in più altre occasioni per farci prendere in giro! Perché alcuni di noi camminano come se avessero dei cocomeri sotto braccio, perché non si mettono un paio di jeans o una giacca ma sono sempre in tuta o in fuseaux?

Quante volte mi sono sentito a disagio per certa gente, questo vale anche per le donne. 

D’accordo siamo tutti felici di vedere la nostra rotondità, siamo orgogliosi di dire alla gente – vedete questi sono i risultati del ferro e non della plastica 🙂 . E’ giusto che mostriamo i risultati raggiunti con sacrificio. Quante cenerentole trasformate in principesse. 🙂

Ma occhio al trucco pesante, occhio allo strappo sulla chiappetta o a troppo pizzo. Siete belle, siete fiere, non siete merce in bella mostra. Chissà  perché adesso mi viene in mente un’armatura possente di quelle medievali, enorme, con dentro un bambino, e non va bene:

il bambino deve crescere per usare l’armatura.

Tutto ciò che ho scritto nasce da una mia riflessione, un mio modo di vedere le cose. Ognuno è libero di pensare a modo suo e in questo caso potrei essere io lo sciocco. Ma voglio troppo bene a noi gente illusa, e quando vedo la vulnerabilità, la fragilità, lo scoprire un fianco per essere colpiti dai più furbi, io proprio non lo sopporto.

Non considero nemmeno tutti i culturisti come una massa di idioti, perché di gente intelligente e normale ne ho conosciuta molta. 

Gente che come me è riuscita ad integrare lo sport col vivere di tutti i giorni. Del resto, riflettendo su ciò che ho avuto e ciò che ho dato, sono contento e non ho rimpianti, perché ho il cuore pieno di facce da ricordare, di momenti emozionanti da rivivere, attimi magici chiusi in me e pronti a riempire qualche giornata vuota.

La regola è non esagerare in tutte le cose, anche nel nostro gioco. Meglio domani, se oggi non è stato buono. 🙂

Ringraziamenti

Ringrazio Matteo per avermi dato l’opportunità di scrivere la mia opinione in merito al mondo del Bodybuilding anche se, lo ammetto, non stiamo sulla stessa lunghezza d’onda; ovviamente mi riferisco agli steroidi! 😉 Lo rispetto molto perché so per certo che non ha mai, e dico mai fatto uso di sostanze dopanti e questo gli fa’ onore! 🙂

 

 

 

 

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